Palazzo Rivera – Dragonetti De Torres, L’Aquila

  • Committente: Consorzio rivera Dragonetti De Torres
  • Anno: In corso
  • Città: L’Aquila
  • ATI Joint venture: Italiana Costruzioni Spa, Fratelli Navarra Srl

Il Consorzio “Rivera Dragonetti De Torres”, identificato con “ID 4905072”, con aggregato n°279, è composto da due stabili, Palazzo Rivera, di proprietà del Duca Francesco Rivera e Palazzo Dragonetti – De Torres, attualmente di proprietà della regione Abruzzo; entrambi riassumono i caratteri dell’architettura aquilana del secolo XVIII.

Dal punto di vista geometrico l’edificio si presenta come un edificio singolo, con un ingombro in pianta regolare di dimensioni circa 98×30m. L’edificio costituisce un intero isolato ed è identificato da un unico aggregato edilizio.

Dalla ricostruzione storica che segue, è evidente che come per la maggior parte degli aggregati di grandi dimensioni aquilani, l’edificio ha subito delle “aggregazioni” progressive nel tempo, mediante una serie di opere edilizie di costruzione e ricostruzione.

È funzionalmente suddiviso in due unità separate corrispondenti alle rispettive Proprietà; dal punto di vista strutturale le due porzioni dell’aggregato interagiscono tra loro sia nei confronti dei carichi verticali, sia nei confronti delle azioni orizzontali.

L’assenza di soluzione di continuità tra le strutture delle due proprietà, l’impiego della stessa tipologia costruttiva e il medesimo livello di danneggiamento, risultante nello stesso esito di agibilità, conducono alla definizione di una unica unità strutturale.

Le grandi dimensioni delle facciate, l’inserimento all’interno di numerosi “chiostri“ e l’insieme ordinato dei due palazzi racchiusi in un solo isolato, contraddistinto dalle strade di via Roio, via del Seminario, via Monteluco e piazza Santa Maria di Roio, mimetizzano e contengono in una rappresentazione unitaria la notevole complessità della loro segmentazione costruttiva.

Le caratteristiche costruttive evidenziano come il palazzo sia stato generato, presumibilmente fra il XVII e i primissimi anni del XVIII secolo, dalla fusione di cellule edilizie originariamente separate e di matrice tre-quattrocentesca.

Palazzo Rivera
È il frutto di un lungo iter storico e architettonico legato a due momenti particolari: il periodo della prima costruzione, risalente alla seconda metà del Cinquecento e il periodo della “ricostruzione”, dopo il terremoto del 1703, con la definitiva struttura molto vicina all’attuale.

La planimetria molto articolata fa supporre che la costruzione sia stata realizzata in varie fasi, su edifici preesistenti e indipendenti tra loro.

Il complesso, infatti, presenta tre ingressi sulle tre strade su cui affaccia, ognuno con un proprio sistema di atrio-cortile-scala indipendenti tra loro.

Il prospetto principale su Piazza Santa Maria di Roio si presenta come una massa compatta, articolato su tre piani anche se la fascia marcapiano, che ingloba anche il balcone posto sul portale, divide orizzontalmente la facciata in due livelli: quello del piano terra, di notevole altezza, e quello superiore, il piano nobile, ed un sottotetto ammezzato le cui finestre sono agganciate da mensole di modesto rilievo, al Cornicione di coronamento.

Il prospetto su via Monteluco ha le stesse caratteristiche del prospetto principale, ad evidenziare che i lavori del Settecento hanno riguardato queste due parti come una ri-progettazione delle facciate secondo un disegno unitario, operazione più epidermica che strutturale, che ha appena toccato nel risvolto d’angolo il lato su via Roio, rimasto peraltro disomogeneo.

L’interno del palazzo è decorato e presenta una successione di sale con pareti ricoperte di damaschi, mobili e specchi con cornici; la Sala Gialla ha una volta decorata a tempera che rappresenta i quattro continenti e una sala attigua ha sul soffitto affrescate le stagioni dell’anno, opere che riproducono i dipinti che adornano la galleria Vittorio Emanuele di Milano. Di interesse le sale denominate Salone Rosso e Salone degli Specchi, che hanno ospitato fino a poco tempo fa la collezione dei quadri di famiglia, tra cui “La flagellazione di Cristo” di Caravaggio, “Un putto con fiori” del Belvedere, “Piccolo paesaggio” dello Zuccarelli, una “Testa” di Salvator Rosa, “San Giovanni Battista” del Ruther, “Il rifiuto di Celestino V” e “La Samaritana al pozzo” del Cardone, accanto ad altre numerosissime opere tra cui quattro dipinti su vetro, attribuiti ad artisti del Settecento, che trattano della nascita e della vita di Gesù. Palazzo Rivera è ancora oggi proprietà della famiglia Rivera ed attualmente è sede del Commissariato del Governo per la Regione Abruzzo e del Centro Linguistico dell’Università.

Palazzo Dragonetti – De Torres
Percorrendo Via Roio, si fiancheggia Palazzo Antonelli – De Torres – Dragonetti, grandioso esempio di palazzo nobiliare. La compatta linearità dell’edificio è interrotta dal motivo dei tre portali di accesso, unico nella città, giustificato I primi proprietari del palazzo furono gli “Antonelli”. In seguito l’edificio fu donato ai “De Torres” e quindi ai “Dragonetti” con la clausola di aggiungere al cognome “Dragonetti” il cognome “De Torres”.

Oggetto di continui interventi, effettuati in varie epoche, il palazzo arriva ai giorni nostri ancora integro come proprietà e viene acquisito dalla Regione Abruzzo, che è intervenuta con lavori di restauro e riutilizzo approvati dalla S.B.A.A.A.S., ed effettuati dal 1981 al 1987. I lavori più consistenti di restauro hanno riguardato la parte più antica del fabbricato che si affaccia su Via Monteluco, dove era situato l’antico ingresso degli “Antonelli”.

Solenne e severo, possiede numerosi saloni tra cui spicca per bellezza la sala chiamata l’“Alcova del Cardinale” già di Cosimo de Torres.

Il Palazzo conserva la forte impronta della struttura settecentesca, appena offuscata da modesti interventi della fine del XIX secolo.

Sui prospetti si concentra tutto l’interesse della monumentale costruzione, peraltro notevole anche per la bella serie di sale al piano nobile.

Siamo senz’altro di fronte ad uno dei migliori esempi dell’architettura civile aquilana degli anni seguiti alle distruzioni del 1703.

La tipologia dei prospetti è caratterizzata dalla predominanza del piano nobile sul terreno e sull’ammezzato, illuminati da quadrotte dalle
semplici incorniciature.

Presenta grandi timpani aggettanti che si alternano in forme triangolari e curvilinee, al pari del resto dell’incorniciatura della finestra centrale, sormontata dal fastigio del grande stemma emergente dal timpano spezzato e curvilineo decisamente baroccheggiante.

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